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L’Aquila: la Fontana delle 99 Cannelle tra leggenda e musica

 

Le ferite del terremoto non l’hanno scalfita. Pochi mesi in cura ed è tornata a splendere più bella di prima affascinando i suoi visitatori con i colori delle pietre e i giochi d’acqua. Accogliendo tutti i dubbi di coloro che almeno una volta le hanno contate tutte queste Cannelle e si sono chiesti se fossero davvero 99.

Tante sono le leggende che avvolgono questa Fontana, ma una in particolare mi affascina.

                                                                                         La Fontana delle 99 Cannelle

Siamo nel 1272 ed inizia la costruzione di uno dei simboli della città de L’Aquila, la Fontana delle 99 Cannelle, che ricordano ancora oggi la fondazione dell’Aquila operata dai Signori che decisero di dar vita ad una città-madre riunendo le popolazioni di 99 castelli.  

La Fontana è caratterizzata dai “mascheroni”, tutti diversi tra loro che secondo la tradizione rappresentano i signorotti dei castelli, dalla grande vasca di raccolta dell'acqua e, elemento decorativo preponderante, dalla pietra bianca e rosata che adorna le 3 pareti quattrocentesche. La stessa pietra decora anche la splendida Basilica di Collemaggio: il più grande ed enigmatico edificio d'Abruzzo.

     

Particolare della Fontana delle 99 Cannelle                                                                        La Basilica di Collemaggio

Posizionandosi in un punto preciso della fontana, è possibile cogliere, ad un attento ascoltatore, il momento in cui il suono si deforma fino al suo quasi annullamento, dovuto alla particolare angolazione delle mura perimetrali (più evidente nella parete esposta a Nord est). Tale fenomeno acustico affonda le radici in una storia nata in epoca medioevale.

La leggenda racconta, infatti che, un cavaliere prima di entrare nella Basilica di Collemaggio doveva purificarsi dai suoi peccati immergendosi nella fontana. Il rituale da seguire era ben preciso e prevedeva la sua permanenza in acqua durante tutta la notte. Il suo compito era quello di ascoltare il gorgoglio dell’acqua che fuoriusciva dalle cannelle e cercare di individuare il suono prodotto da ciascuna di esse, ma anche quello unico che annullava tutti gli altri. Solo chi riusciva ad ascoltare attentamente quella nota che arriva al cuore e lo fa vibrare, compiva il rituale. Il cavaliere a questo punto doveva bere dalla “sua” cannella, inginocchiarsi e meditare sino all’alba riflettendo sui suoi errori. Purificatosi starebbe stato pronto per varcare la soglia d’ingresso della Basilica.

 

Ciascuno di noi, come i cavalieri di un tempo, dovrebbe mettersi al centro dalla fontana, sentirsi avvolgere dai suoni dell’acqua, chiudere gli occhi ed immergersi nella propria anima, lasciandosi trasportare dalla ricerca di quel suono che fa vibrare le corde della nostro cuore.

 

Il suono magico delle 99 Cannelle